Il palco era montato e trasudava di watt. Nessun'anima lo stava passeggiando, ma da lì a poco sarebbe stato violentato, dall'incedere elegante e severo di chi la musica l'ha davvero incontarta da vicino.
Io ero lì sotto, quasi a voler far sentire a chi stava sopra quello che la musica ha fatto a me, suonavo nella testa il mio "ferro", immaginavo cosa sarebbe successo se da lì a poco avessi avuto a disposizione casse così grandi, effettistica professionale, un riff che mi proietta nel mio "solo", il mio momento...
Poi ad un tratto entrano i Nomi, quelli che avevi visto in televisione, o nel DVD, o su internet, e la musica inizia a roteare intorno. Buffo guardare l'effetto che fa.
Il rock.
Il suono distorto, grosso, pauroso.
C'è quello che si impressiona, che storge il naso come a voler ammorbidire il muro che ogni secondo gli piomba addosso, forse si è reso conto troppo tardi che è nel posto sbagliato.
Poi c'è quello che nella sua "terra" è conosciuto, è bravo, è importante e davanti a chi sciorina musica vera si "siede", e forse pensa a come sia possibile raggiungere questi livelli, forse è "seduto" perchè la musica a lui non parla, urla!!!
Poi i ragazzi che colgono l'occasione per fare casino, grandi ignari, fortunati ascoltatori.
Ecco che sale sul palco un altro uomo che sa esprimere con la chitarra ciò che altri fanno attraverso un quadro, una lettera, un rutto..e le donne ballano, sognando di essere rapite da questi eroi, per poi risvegliarsi al mattino ed avere capito di essere state principesse per una notte di un regno che non esiste..
Io sono lì inchiodato davanti alle casse, la musica mi investe con la ferocia e l'essenzialità di un treno a tutta velocità, la sento, mi lancia in aria e mi abbraccia prima che ritocchi terra, le orecchie sono troppo piccole per poter bere tutto ciò che vorrei bere per placare la mia sete, ballo con Lei, a volte la piroetta è troppo veloce, ma ecco che subito ritorno nel tempo, sul tempo, col tempo.
Tutti quanti gli eroi assieme esprimono qualcosa, il tempo dei saluti è vicino, la serata volge al termine.
A nessuno ho stretto la mano, a tutti ho donato un pò del mio cuore. La passione che accomuna quelli come noi non è solo "gain", ma è voglia di formare, anche solo per pochi minuti, una tribù, anime simili che parlano attraverso suoni osceni, violenti, paurosi.
Non me ne fraga un cazzo che qualcuno traduca la loro musica, che la inscatoli o che la imiti, io lì c'ero, ho bevuto, e la lezione è stata chiara e semplice. Adesso è ora che vada, spengo l'ampli e continuo a suonare...
26 febbraio 2007
Notte di Note
20 febbraio 2007
Oggi potevano essere 40...
Oggi, se fosse ancora vivo, Kurt Cobain avrebbe compiuto 40 anni, probabilmente a fianco della moglie e sicuramente con la figlia Frances. Ma invece quel grandissimo rincoglionito ha pensato bene di sparasi un colpo in testa ed è tutto finito.
Buon compleanno Kurt, da uno dei tanti che ti ha ascoltato ed ha suonato la tua musica.
Non potrò mai stimare uno che si suicida perchè la vita non lo emoziona più, comunque non c'è bisogno di rispettare le tue scelte per avere rispetto della tua musica, e quindi eccoci qua.
Mi voglio ricordare di te con questa canzone. La prima che ho suonato con una band tanti anni fa.
Addio.
[Ti saluto con il pollice, l'indice ed il mignolo]
To Boddah
Speaking from the tongue of an experienced simpleton who obviously would rather be an emasculated, infantile complain-ee.
This note should be pretty easy to understand.
All the warnings from the punk rock 101 courses over the years, since my first introduction to the, shall we say, ethics involved with independence and the embracement of your community has proven to be very true. I haven't felt the excitement of listening to as well as creating music along with reading and writing for too many years now. I feel guilty beyond words about these things.
For example when we're backstage and the lights go out and the manic roar of the crowd begins, it doesn't affect me the way in which it did for Freddy Mercury, who seemed to love, relish in the love and adoration from the crowd, which is something I totally admire and envy. The fact is, I can't fool you, any one of you. It simply isn't fair to you or me. The worst crime I can think of would be to rip people off by faking it and pretending as if I'm having 100% fun.
Sometimes I feel as if I should have a punch-in time clock before I walk out on stage. I've tried everything within my power to appreciate it (and I do, God, believe me I do, but it's not enough). I appreciate the fact that I and we have affected and entertained a lot of people. I must be one of those narcissists who only appreciate things when they're gone. I'm too sensitive. I need to be slightly numb in order to regain the enthusiasm I once had as a child.
On our last 3 tours, I've had a much better appreciation for all the people I've known personally and as fans of our music, but I still can't get over the frustration, the guilt and empathy I have for everyone. There's good in all of us and I think I simply love people too much, so much that it makes me feel too fucking sad. The sad little, sensitive, unappreciative, Pisces, Jesus man!
Why don't you just enjoy it? I don't know!
I have a goddess of a wife who sweats ambition and empathy and a daughter who reminds me too much of what I used to be, full of love and joy, kissing every person she meets because everyone is good and will do her no harm. And that terrifies me to the point to where I can barely function. I can't stand the thought of Frances becoming the miserable, self-destructive, death rocker that I've become.
I have it good, very good, and I'm grateful, but since the age of seven, I've become hateful towards all humans in general. Only because it seems so easy for people to get along and have empathy. Only because I love and feel sorry for people too much I guess.
Thank you all from the pit of my burning, nauseous stomach for your letters and concern during the past years. I'm too much of an erratic, moody, baby! I don't have the passion anymore, and so remember, it's better to burn out than to fade away.
Peace, Love, Empathy.
Kurt Cobain
Frances and Courtney, I'll be at your altar.
Please keep going Courtney, for Frances.
For her life, which will be so much happier without me.
I LOVE YOU, I LOVE YOU
Questa è stata la sua lettera di addio, e questa che segue ne è la traduzione.
[ A Boda
Vi parlo dal punto di vista di un sempliciotto un po' vissuto che preferirebbe essere uno snervante bimbo lamentoso.
Questa lettera dovrebbe essere abbastanza semplice da capire.
Tutti gli avvenimenti della scuola base del punk-rock che mi sono stati dati nel corso degli anni, dai miei esordi, intendo dire, l'etica dell'indipendenza e di abbracciare la vostra comunità si sono rivelati esatti. Da troppi anni, ormai, non ho più provato esaltazione ascoltando musica, o creando musica, o scrivendo davvero qualcosa, e per questo mi sento tremendamente in colpa.
Per esempio quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come per Freddy Mercury, la folla lo inebriava, ne ritraeva energia e io l'ho sempre invidiato per questo, ma per me non è così. Il fatto è che io non voglio imbrogliarvi, nessuno di voi. Semplicemente non sarebbe giusto nei vostri confronti ne nei miei. Il peggior crimine che mi possa venire in mente e quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%.
A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco. Ho provato tutto quello che è in mio potere per apprezzare questo (e lo faccio, Dio, credimi lo faccio, ma non e' abbastanza). Ho apprezzato il fatto che io e gli altri abbiamo colpito e intrattenuto tutta questa gente. Ma devo essere uno di quei narcisisti che apprezzano le cose solo quando non ci sono più. Io sono troppo sensibile. Ho bisogno di essere un po' stordito per ritrovare l'entusiasmo che avevo da bambino.
Durante gli ultimi tre nostri tour sono riuscito ad apprezzare molto di più le persone che conoscevo personalmente e i fans della nostra musica, ma ancora non riesco a superare la frustrazione, il senso di colpa e l'empatia che ho per tutti. C'è del buono in ognuno di noi e penso che io amo troppo la gente, così tanto che mi sento troppo fottutamente triste. Il piccolo triste, sensibile, inavvicinabile, Pesci, uomo Gesu' !
Perché non ti diverti e basta? Non lo so!
Ho una moglie divina che trasuda ambizione e empatia e una figlia che mi ricorda troppo di quando ero come lei, pieno di amore e gioia, bacia tutte le persone che incontra perché tutti sono buoni e nessuno le farà del male. E questo mi terrorizza a tal punto che perdo le mie funzioni vitali. Non posso sopportare l'idea che Frances diventi una miserabile, autodistruttiva, rocker morta come me.
Mi è andata bene, molto bene durante questi anni, e ne sono grato, ma è dall'età di sette anni che sono avverso al genere umano. Solo perché a tutti sembra così facile tirare avanti ed essere empatici. Penso sia solo perché io amo troppo e mi rammarico troppo per la gente.
Grazie a tutti voi dal fondo del mio bruciante, nauseato stomaco per le vostre lettere e il supporto che mi avete dato negli anni passati. Io sono troppo stravagante, lunatico, bambino! E non ho più nessuna emozione, e ricordate, e meglio bruciarsi in fretta che spegnersi lentamente.
Pace, Amore, Empatia.
Kurt Cobain
Frances e Courtney, io sarò al vostro altare.
Ti prego Courtney continua così, per Frances.
Per la sua vita, voglio che sia felice senza di me.
VI AMO, VI AMO ]
16 febbraio 2007
Storia (prematura) di primavera

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto in strada con un cappello ai suoi piedi ed un cartello con la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi spiccioli nel suo cappello. Si chino e versò altre monete e poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò da quell'uomo e notò che il cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il suo passo e chiese se era stato lui a riscrivere il suo cartello e soprattutto cosa aveva scritto.
Il pubblicitario rispose:"Niente che non sia vero...ho solo riscritto il tuo in maniera diversa!".
Sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera ed io non la posso vedere".
Dedicato ad un collega che, evidentemente, ci crede ancora.
[Foto: "Mendicante" by Lince, bravissima e gentilissima fotografa. La potete trovare qui. ]
14 febbraio 2007
Geometria e Matite Colorate

Interno Bar - Notte - Qualcuno che suona da qualche parte
E' che lui l'anima ce la sputava dentro per far nascere le note che suonava. Lui ci sputava quello che aveva e se era veleno, era veleno che se ne sarebbe andato via dall'enormità del suo corpo. Perché con gli strumenti a fiato è così, gli aliti fanno tutto il giro e finiscono nello sfiatatoio, ‘nel cesso dello strumento’ come diceva lui.
La differenza, tra di noi, era, quindi, evidente, io seduto su quel seggiolino, l'anima me la dovevo andare a cercare, così come le note da suonare, a lui bastava sputarci dentro quello che passava.
A me era toccata la geometria a lui le matite colorate è che, comunque, suonando assieme il quadro veniva meglio, molto meglio.
La prima volta, dopo un po' si era abbassato, sudandomi così all'altezza dell'orecchio, per dirmi:'Che merda stai suonando?'' La risposta gliela diedi alla prima pausa quadrata che mi venne, quasi come una sfida: 'Che fai, scendi? Dopo passa il 40.'
Mai capito chi guidasse chi, forse la strada si disegnava da sola e a noi toccava soltanto seguirla o buttarla via per cercarne un'altra. Schiavi entrambi di una malattia che metteva assieme la musica e il mare abbiamo fatto un bel pezzo di strada assieme.
Se questo aggettivo ha un senso lui è stato il mio migliore amico.
Adesso, davanti a questo bicchiere mezzo vuoto, non lo vedo poi tanto diverso da allora. Io sono invecchiato e lui è ingrassato ancora, ma la sostanza resta la stessa.
- Ti ricordi come applaudivano?
- Io ricordo sempre e soltanto la ragazza che muoveva la testa, ce n’era sempre una che alla fine cedeva e si lasciava sbattere qua e là dalle note che le buttavamo addosso.
- Io invece ricordo gli applausi e quelli che poi volevano parlare di musica con me, lo sai, per me la musica e le donne erano due cose separate, le donne la musica la facevano uscire da dentro, ma loro, le donne, nella musica non ci finivano, quella era roba soltanto mia.
- Sì, lo so, è che io invece non riesco a non cercarle ovunque, perché per me, come diceva una di loro, le donne sono il fondamento della morte e dell'inferno perché covano le astuzie del diavolo, ma sono anche una scala a pioli o armonica se preferisci, verso l'unico paradiso che mi sia dato di conoscere.
- E la bionda? Quella con cui stavi quando poi è successo tutto e hai smesso di suonare?
- Parlavamo dell'inferno? E tu? Perché non sei lassù a suonare con loro?
- Lo sai.
- No, non lo so oppure non me lo ricordo.
- Di colpo non mi piaceva più, suonavo sempre nello stesso modo, era tecnica quella, non c'era più musica, la musica se n'era andata, è resistita neanche un anno senza le tue passeggiate sotto.
- Non è stata colpa mia.
- Lo so, non l'ho mai neppure pensato.
- Io invece sì.
- Beviamo.
Una mattina di quasi estate di molti anni prima c'eravamo trovati assieme su di una barca, una di quelle barche piccole che in Liguria chiamano con quello che sembra il nome di un uccello: ‘gozzo’.
Stavamo tornando da una notte di pesca magra, mentre lui al timone disegnava la scia che ci avrebbe spinto sino al porto, io pulivo e arrotolavo ami e lenza attorno al cilindro blu che stava lì per quello, gli ami continuavano a procurami piccoli tagli che bruciavano subito a contatto con il sale che si trovava ovunque, nell'acqua ed anche nell'aria piena di umidità.
Fu lì, che gli dissi
- Io mollo tutto !
- Dai che hai quasi finito.
- No, davvero, io non suonerò più.
- Ma che cazzo stai dicendo ?
- No, mi spiace ma non posso più suonare.
Fermò il motore e spostandosi da poppa a prua per poco non fece ribaltare il guscio. Si sedette a sudare di fronte a me, il fiato in quell'umido sparso formava piccole nuvole bianche, si prese un attimo di silenzio prima di dirmi:
- Sai tu cosa stai dicendo, ma io non ho mai visto nessuno metterci tanto cuore e tanta sincerità in quello che suona, non so se questo vuol dire qualcosa, ma so che è così, vuoi davvero zittire quella musica?
Tornò al timone e non ne parlammo più, l'estate successiva, eravamo entrambi due ex musicisti.
L'immagine è un'opera di Francesco Musante che si intitola "Io in punta di matita"
13 febbraio 2007
A me una pazzia d'argento!

Giro nel mio deserto e stò tranquillo
ho solo il vento per barriera
Ah, che cavaliere triste
in realtà avevo dato il cuore
alla luna
e la luna l'ho barattata col temporale
e il temporale con un tempo ancor meno normale
e il tempo stesso con una spada
che mi accompagnasse
fuori dei confini di quello che è reale.
E più mi accorgo di amare l'ignota destinazione
più lungo sterpi e rovesci
non ritorno.
A me, a me, a me
una pazzia d'argento
al mio cavallo una pazzia di biada
Ah, come hai potuto pensare
di cambiarci la strada
che se la morte è soltanto un mare
vedi, mi ci tuffo vestito
Ahi, polvere delle mie strade
ah, scintille del mio mare inaridito
come hai potuto pensare
di spogliarmi proprio adesso
giro nel mio deserto e fa lo stesso
Per non scalfire il tuo senso morale
ma dentro
caro il mio ingegnoso narratore, dentro,
dentro è tutto un altro carnevale
Mi porto dietro latta, legni
l'antico arsenale
carambole di fantasmi io conservo
conservo pezzi di temporale
le chiacchiere sul mercato
che vergogna, che spavento
la normalità eterna
Risvegliarmi un'altra volta senza fiato
fra il pianto scemo del barbiere
e il sudore muto del curato
io qui vedo l'orizzonte
e faccio finta di accettare
le predizioni della scimmia che indovina
Io, tirar di scherma con la grandine, le dame.
Ah, che compagnie infelici
cavalieri di specchi, minestre di radici
dormo nella follia
e tutto il teatro con me
Ma senti che odore di carta e incenso
da una parte ti dico grazie
e dall'altra continuo
solo e senza corpo a scornarmi con il vento.
["Confessione di Alonso Chisciano", Fossati - Lamberti Bocconi]
12 febbraio 2007
Beh, allora presentiamoci!
...ho fatto partire WinMediaPlayer? Si.
...ok ma cosa ho fatto partire? Ah si, Stevie Ray Vaughan che canta "Give me back my wig"! La "Mano destra" di Hendrix, lo chiamavano! In effetti non gli mancava niente. A parte, ovviamente, una piccola dose di fortuna. Quella gli sarebbe servita davvero quando nell'agosto del '90 precipitò con un elicottero e morì assieme ad altre 2 persone. Aveva appena suonato con Clapton in concerto. Il posto di Vaughan sull'elicottero avrebbe dovuto essere di Clapton, ma Vaughan, stanco per il concerto chiede di partire per primo e sbaglia l'assolo più importante della sua vita.
...
...Ehi aspetta, cosa c'entra adesso Vaughan? Non barare: se non sai cosa scrivere allora perchè fai il figo e apri un blog? "Aprire" un blog?!!! Suona strano! "Aprire un bar" sì che suona bene...ma aprire un blog??! Io lo aprirei un bar, sarebbe un posto tipo Cheers (ve lo ricordate?) dove tutti, quando entri, sanno il tuo nome, e ti senti a casa. Sarebbe come.....
...EH NO! ASPETTA! Cosa c'entra il bar? Ti ho detto che se non sai cosa dire non è obbligatorio scrivere qualcosa di getto tanto per riempire la pagina! Non basta che metti su un blues di Vaugan, di quelli dove la chitarra ti spettina anche se fa solo due note messe in croce (in verità ne fa un milione prima ancora che tu riesca ad assimilare l'onda d'urto della prima!)....
...però nel mio bar ci suonerei questa di musica, con la band in preda ad un'overdose di adrenalina purissima, con le luci un po' soffuse che lascino però intravvedere i riflessi rossi della mia bellissima Scarlett - come sei bella stasera - ed il bagliore negli occhi dei musicisti che si incontrano in un momento di suprema intesa, un istante che dura solo il tempo di pensare all'unisono "Stasera vi facciamo un culo così!". E poi parte il blues ed il Rock and Roll, tutto di un fiato, senza pensare, senza compromessi.
Un giorno, molto probabilmente prima di morire, Stevie Ray Vaughan disse una frase che mi ha sempre colpito: "Il Blues ha avuto un figlio, e lo ha chiamato Rock and Roll".
*** MA ALLORA NON HAI CAPITO??? Cosa c'entra adesso la musica? Cosa c'entra il Rock?
Il Rock and Roll c'entra sempre.
[Vi saluto con il pollice, l'indice ed il mignolo]
