
Interno Bar - Notte - Qualcuno che suona da qualche parte
E' che lui l'anima ce la sputava dentro per far nascere le note che suonava. Lui ci sputava quello che aveva e se era veleno, era veleno che se ne sarebbe andato via dall'enormità del suo corpo. Perché con gli strumenti a fiato è così, gli aliti fanno tutto il giro e finiscono nello sfiatatoio, ‘nel cesso dello strumento’ come diceva lui.
La differenza, tra di noi, era, quindi, evidente, io seduto su quel seggiolino, l'anima me la dovevo andare a cercare, così come le note da suonare, a lui bastava sputarci dentro quello che passava.
A me era toccata la geometria a lui le matite colorate è che, comunque, suonando assieme il quadro veniva meglio, molto meglio.
La prima volta, dopo un po' si era abbassato, sudandomi così all'altezza dell'orecchio, per dirmi:'Che merda stai suonando?'' La risposta gliela diedi alla prima pausa quadrata che mi venne, quasi come una sfida: 'Che fai, scendi? Dopo passa il 40.'
Mai capito chi guidasse chi, forse la strada si disegnava da sola e a noi toccava soltanto seguirla o buttarla via per cercarne un'altra. Schiavi entrambi di una malattia che metteva assieme la musica e il mare abbiamo fatto un bel pezzo di strada assieme.
Se questo aggettivo ha un senso lui è stato il mio migliore amico.
Adesso, davanti a questo bicchiere mezzo vuoto, non lo vedo poi tanto diverso da allora. Io sono invecchiato e lui è ingrassato ancora, ma la sostanza resta la stessa.
- Ti ricordi come applaudivano?
- Io ricordo sempre e soltanto la ragazza che muoveva la testa, ce n’era sempre una che alla fine cedeva e si lasciava sbattere qua e là dalle note che le buttavamo addosso.
- Io invece ricordo gli applausi e quelli che poi volevano parlare di musica con me, lo sai, per me la musica e le donne erano due cose separate, le donne la musica la facevano uscire da dentro, ma loro, le donne, nella musica non ci finivano, quella era roba soltanto mia.
- Sì, lo so, è che io invece non riesco a non cercarle ovunque, perché per me, come diceva una di loro, le donne sono il fondamento della morte e dell'inferno perché covano le astuzie del diavolo, ma sono anche una scala a pioli o armonica se preferisci, verso l'unico paradiso che mi sia dato di conoscere.
- E la bionda? Quella con cui stavi quando poi è successo tutto e hai smesso di suonare?
- Parlavamo dell'inferno? E tu? Perché non sei lassù a suonare con loro?
- Lo sai.
- No, non lo so oppure non me lo ricordo.
- Di colpo non mi piaceva più, suonavo sempre nello stesso modo, era tecnica quella, non c'era più musica, la musica se n'era andata, è resistita neanche un anno senza le tue passeggiate sotto.
- Non è stata colpa mia.
- Lo so, non l'ho mai neppure pensato.
- Io invece sì.
- Beviamo.
Una mattina di quasi estate di molti anni prima c'eravamo trovati assieme su di una barca, una di quelle barche piccole che in Liguria chiamano con quello che sembra il nome di un uccello: ‘gozzo’.
Stavamo tornando da una notte di pesca magra, mentre lui al timone disegnava la scia che ci avrebbe spinto sino al porto, io pulivo e arrotolavo ami e lenza attorno al cilindro blu che stava lì per quello, gli ami continuavano a procurami piccoli tagli che bruciavano subito a contatto con il sale che si trovava ovunque, nell'acqua ed anche nell'aria piena di umidità.
Fu lì, che gli dissi
- Io mollo tutto !
- Dai che hai quasi finito.
- No, davvero, io non suonerò più.
- Ma che cazzo stai dicendo ?
- No, mi spiace ma non posso più suonare.
Fermò il motore e spostandosi da poppa a prua per poco non fece ribaltare il guscio. Si sedette a sudare di fronte a me, il fiato in quell'umido sparso formava piccole nuvole bianche, si prese un attimo di silenzio prima di dirmi:
- Sai tu cosa stai dicendo, ma io non ho mai visto nessuno metterci tanto cuore e tanta sincerità in quello che suona, non so se questo vuol dire qualcosa, ma so che è così, vuoi davvero zittire quella musica?
Tornò al timone e non ne parlammo più, l'estate successiva, eravamo entrambi due ex musicisti.
L'immagine è un'opera di Francesco Musante che si intitola "Io in punta di matita"

2 commenti:
Non so se è giusto, non so se è questo che volevi...so solo che non ne ho potuto fare a meno :P
E' perfetto, invece! Dietro le parole sono riuscito a leggere le sensazioni che volevi dare, e dietro alle parole di questo commento tu leggerai l'emozione di avere visto stamane il tuo post propio dove lo hai messo!
Ti ringrazio! ;-)
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